La fiaba come racconto, Beatrice Solinas Donghi
La fiaba come racconto, Beatrice Solinas Donghi
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“È per incantamento, insomma, che le fiabe si leggono e si rileggono; e non per sapere come vanno a finire. E l’incantamento si regge proprio sulle leggi che impediscono la suspense; sulla magica ripetizione, sul numero fisso sacro delle prove, sulle formule in versi o in proverbi che non vanno riassunte o sorvolate se non si vuole perdere l’effetto, ma anzi ribadire ogni volta più arcanamente, col dito alzato della Sibilla. L’incanto è così robusto da tenere in piedi una fiaba anche dopo molti secoli, anche raccontata male o ridotta allo scheletro consunto di se stessa. La magia, quasi a volte la formula magica, basterebbe, a rigore, a fare la fiaba. {Infine c’è} la bravura, la bella trovata, una specie di virtuosismo del primo narratore o di quello insomma che per primo la “trovò”; è la ragione per cui la trama “sta in piedi da sé “ e, anche questa, non si può guastare, per quanto male venga raccontata: tutto una felice giuoco di corrispondenze e di sorprese che fa della fiaba il più compatto genere letterario che esista; difatti rimane inconcepibile interromperne una a metà”.
| Editore | Topipittori |
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